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Nota del Presidente CCIAA di Napoli Ciro FIOLA al Presidente del Consiglio Prof. Giuseppe CONTE

Nota del Presidente CCIAA di Napoli Ciro FIOLA al Presidente del Consiglio Prof. Giuseppe CONTE

Al Presidente del Consiglio
Prof. Giuseppe Conte

 

e p.c. Al Presidente della Regione Campania
On. Vincenzo De Luca
 

Loro sedi

 

Napoli, 19.03.2020

 

 

La Camera di Commercio di Napoli, in rappresentanza delle oltre 340.000 imprese iscritte, in relazione alle misure a sostegno delle imprese in occasione dell’emergenza COVID19, assunte dal Governo con il Decreto cd. Cura Italia del 17.3.2020, non può non lamentarne e denunciarne l’assoluta insufficienza.

 

In particolare, gli articoli del decreto (da 19 in poi) dedicati agli ammortizzatori sociali prevedono dotazioni finanziarie chiaramente insufficienti, se si considera ad esempio che ad oggi il 90% delle opere pubbliche ed il conseguente indotto di attività di subappaltatori, fornitori e prestatori di servizi, dai dati in ns. possesso risultano sospese, con conseguente fermo dell’attività di decine, se non centinaia di migliaia di lavoratori, che si aggiungano a quelli di tutte le attività commerciali, dell'Artigianato, del settore turistico-alberghiero, della ristorazione ecc., altrettanto sospese per decreto: da un rapido calcolo sarà facile evincere che, se solo poco più di 1.000 imprese sull’intero territorio nazionale con meno di 50 dipendenti chiederanno la CIGO per l’inter0 periodo di 9 settimane di cui all’art. 19 del decreto, il plafond previsto per tale misura sarà esaurito.

 

Ciò è ancor più grave se si considera che il decreto prevede il discriminante meccanismo, per cui l’INPS, appena emerga che sia stato raggiunto il limite di spesa indicato, non dovrà, si cita testualmente, "prendere in considerazione ulteriori domande": come dire che la necessita, che si ricorda e in primo luogo di garantire una fonte di reddito ai dipendenti ed alle loro famiglie, possa essere misurata sulla base della velocita di trasmissione delle domande, in un momento in cui del resto tutti gli adempimenti sono complicati dalla necessita di rispettare le misure per il contenimento del contagio.

 

Peraltro, a pochi giorni della conferenza stampa di presentazione del decreto, le procedure per la richiesta degli ammortizzatori con causale COVID 19 non sono ancora attive, impedendo di fatto la possibilità di richiederne la fruizione. E ciò aggrava una situazione già drammatica, nella quale la tempestività della ricezione delle somme richieste e fondamentale, per far fronte alla crisi di liquidita, che il blocco totale delle attività ha generato.

 

L'art. 60 del decreto poi, le cui previsioni avrebbero dovuto dare ossigeno proprio in termini di liquidita finanziaria a tutte le imprese, ha previsto in realtà che i termini per il pagamento di quanto dovuto alla P.A., ed in particolare delle imposte e dei contributi dovuti dai datori di lavoro mensilmente in relazione alla mensilità di paga del mese precedente, normalmente fissati al 16.3, sono stati prorogati a fine maggio unicamente per le micro imprese, con esclusione quindi delle piccole, medie e grandi imprese: dunque per tutte le altre imprese il termine, la cui proroga era stata espressamente annunciata con comunicato stampa INPS del 14.3.2020 rimandando al decreto in corso di approvazione, è stato semplicemente rinviato al 20.3.2020, quasi in guisa di beffa, essendo usata peraltro l’espressione remissione in termini.

 

Appare francamente assurdo e gravemente dannoso per la necessaria programmazione delle imprese averle di fatto avvisate sabato 14 di non effettuare l versamenti, per poi lasciare che, una volta confidato in un congruo rinvio, scoprissero martedì 17 (quando il decreto é stato finalmente pubblicato in gazzetta ufficiale) che l versamenti vanno effettuati entro il venerdì 20 (con un rinvio di fatto dal 17 al 20 di soli 3 giorni).

 

Davvero non si comprende come il Governo possa non aver valutato l’impossibilita per imprese, in particolare le piccole (che si ricorda sono escluse dal rinvio), la cui attività e totalmente paralizzata, di far fronte alle obbligazioni tributarie e contributive, a meno di non venir meno a quelle retributive e con i propri fornitori.

 

Per non parlare dell'assoluta inutilità del contributo davvero risibile, previsto in favore dei lavoratori autonomi iscritti a gestioni separate.

 

Per questi motivi si chiede quindi che il governo adotti urgentemente ulteriori misure a correzione di quelle su indicate ed in particolare che:

si aumentino le dotazioni finanziarie per gli ammortizzatori sociali, prevedendo che sia garantita la copertura a tutte le imprese richiedenti;

  • si preveda un meccanismo celerissimo, magari a mezzo la costituzione di una task force presso l’Istituto previdenziale, per la liquidazione delle prestazioni di sostegno al reddito a cominciare dalla CIG, che si rivelerebbero del tutto inutili, qualora la liquidazione arrivasse, come spesso purtroppo avviene, a distanza di mesi:
  • si estenda il rinvio delle scadenze dei versamenti nei confronti della pubblica amministrazione del 16.3 al 30.9, anche alle piccole imprese (quelle con fatturato non superiore ai 10 IVIIL e meno di 50 dipendenti;
  • si affianchino misure chiaramente insufficienti (come il contributo agli autonomi) con iniziative di accesso diffuso alla liquidita e piani di intervento statali per la creazione di occasioni di lavoro;
  • si consenta la rapida riapertura di tutti quei cantieri afferenti opere pubbliche, in particolar modo di quelli che prevedano lavorazioni all’aperto, che risultano oggi sospesi, compulsando in tal senso centrali cli committenza e concessionari, affinché la sospensione come unica e semplicistica soluzione sia sostituita dall'ausilio di misure, procedure e dispositivi di protezione, idonei a prevenire il contagio;
  • A causa della crisi il primo semestre 2020 può essere considerato in grave perdita per tutte le attività, al fine di scongiurare una definitiva chiusura delle attività si chiede il blocco dei protesti, il rinvio a settembre dei pagamenti.
  • si favorisca per le micro e piccole imprese (commercio, artigianato) l’accesso agevolato al credito (anche in via straordinaria a chi protestato in questi mesi) con garanzia a carico del Fondo centrale PMI gestito da MCC-Mediocredito Centrale pari all’80% dell’importo erogato a cui aggiungere una ulteriore garanzia del 20% fornita dal sistema camerale italiano che potrebbe anche riconoscere un contributo in conto interessi per i primi due anni.

 

Ci si augura che il Governo ascolti il grido di dolore delle imprese ed assuma iniziative, che devono avere necessariamente carattere di equità, nonché ben più incisivo di quelle sin ora messe in campo, per evitare la desertificazione del tessuto produttivo.